29 de marzo de 2009

The Boulder Dushanbe Teahouse





Vale más la pena verlo que tomar un té...
El sitio es bonito desde fuera, se presenta bien, dentro las columnas de madera son muy elaboradas, la luz de arriba regala un toque exótico e ilumina los miles de colores del techo. Al llegar dan ganas de sentarse, cerrar los ojos y despertarse por arte de magia en otro mundo...


Pero hay algo raro que no acaba de gustarnos... hay mucha gente, todos hablan fuerte, el ruido molesta. Elegimos el té entre muchos nombres de una carta infinita, incomprensible; fuera ya hace frío y un té bien calentito seguramente nos animará la tarde. Nos traen las tazas y nos explican bien cuanto tiempo hay que dejar dentro la infusión... parece un ritual, pero fastidian los olores de comida que llegan de las mesas de al lado... uff... aquí la gente cena a las cinco, no se puede tampoco tomar un té tranquilamente...

De repente una niña empieza a gritar a su madre porque no quiere comer lo que le han traído... miro su plato, no entiendo, no puede ser... una pizza??? Por qué una pizza en una teahouse? Bueno, el nombre lo dice, “The Boulder Dushanbe Teahouse”... es la contaminación americana que le quita el encanto, Dushanbe ya deja su sitio en Tayikistan y se transforma en cualquier ciudad decorada con estrellas y rayas; qué más, en la Teahouse te traen agua caliente con mucho olor, poco sabor y un hamburger... para que te sientas a gusto, como en casa!

Lástima, mucha ilusión y al final un poco de decepción; nos quedamos con la boca amarga, pero no fue a causa del té.
Nos han dicho que en verano tiene otra pinta, igual se podría esperar un poco y despues volver otra vez... ya veremos!



10 de marzo de 2009

A trip to Denver


Dopo lunghe giornate trascorse tra i silenziosi spazi orizzontali di Boulder, morbidi ed accoglienti, l’arrivo a Denver si manifesta come un radicale cambio di prospettiva verso una rigida verticalità. Dominano l’altezza ed il gioco di specchi, quasi come il riflesso dell’autocompiacimento umano che si è spinto così in alto, così vicino al cielo: narcisistico tentativo di rappresentare un ostentato orgoglio maschile.


Nonostante le evidenti differenze, c’è qualcosa che accomuna l’organizzazione degli spazi urbani qui negli Stati Uniti, ovvero l’anonimato delle strade, contrassegnate semplicemente da numeri, private dell’incanto di un nome e della sua storia. E’ anche vero che via Dante in Italia come Goethestrasse in Germania sono tanto ricorrenti come la 14th qui… però a me pare che il fascino sia diverso…




Omaggio al Pepsi Center e ai Denver Nuggets, che qualche settimana dopo la nostra visita avevano appuntamento proprio su quel campo con i Los Angeles Lakers… certo che abbiamo tentato di comprare i biglietti per vedere il super match ed il mitico Pau Gasol, peccato che gli unici rimasti costavano appena 500$!

Immagine curiosa – (video: Die Moritat von Mackie Messer)

Sulla parte alta di uno squallido edificio lontano dai riflettori del centro, che ci fa Brecht con le caramelle?? Onestamente, affermare che le Brecht candies “make life sweeter” mi pare un po’ azzardato… chissà che conoscevano questi del signor Brecht e del suo teatro epico, critico, attivo, anti-ipnotico, che avrebbe dovuto provocare non emozioni ma ragionamenti… forse solo quella parte di puro intrattenimento che lo rappresenta in modo semplicistico, parziale ed ambiguo... chissà se madre coraggio le comprerebbe ai suoi figli, le Brecht Candies, per tre soldi, facendo un’eccezione alla regola… povero Brecht, non credo gli avrebbe fatto piacere ritrovarsi appiccicato alle caramelle!!



(Madre coraggio e i suoi figli, L’opera da tre soldi e L’eccezione e la regola sono tra le sue opere più note - eccolo nella foto, sguardo perplesso, forse dopo aver assaggiato le sue candies...)